Questa è una
delle mia pagine preferite. Adoro le divinità, mi incantano. In questa pagina
troverete un pò di infomazioni sulla mitologia a cui è intrecciato Bishoujo
Senshi Sailor Moon, spero le troviate di vostro gradimento, non sono molto
lunghe come descrizioni ma sono molto dettagliate.
Gea
nella mitologia greca
La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo il Caos, sorse l’immortale Gaia degli
ampi seni, progenitrice degli dei dell’Olimpo. Da sola e senza congiungersi con
nessuno ella generò Urano (il cielo stellato), Ponto (le sterili profondità del
mare) e le colline. In seguito, racconta sempre Esiodo, si unì ad Urano dando
alla luce Oceano, Ceo, Crio e i Titani Iperione, Giapeto, Teia, Rea, Temi,
Mnemosine, Febe e Teti. Dopo di loro nacque Crono, il più giovane furbo e
terribile dei suoi figli, che prese ad odiare il suo potente padre.
Esiodo parla anche della successiva progenie di Gaia ed Urano, dapprima i
Ciclopi, giganti con un solo occhio Bronte, Sterope ed Arge. Poi i tre terribili
Ecatonchiri dalle cento braccia Cotto, Briareo e Gige, ognuno dotato anche di
cinquanta teste.
Urano rinchiuse i Ciclopi e gli Ecatonchiri nel Tartaro, in modo che non
potessero vedere la luce, rallegrandosi di quest’azione malvagia. Questo fatto
fece soffrire Gaia (il Tartaro si trovava infatti nelle sue viscere) che così
creò un tipo di pietra focaia grigia (Adamantina) e con questa modellò una
grande falce con cui radunò Crono e i suoi fratelli chiedendo loro di obbedirle
ed aiutarla. Soltanto Crono, il più giovane, ebbe il coraggio di prendere la
falce di pietra che lei aveva fatto e servirsene per evirare il padre quando si
avvicinò a Gaia per accoppiarsi con lei. Dalle gocce di sangue mischiato a
sperma che la colpirono Gaia generò le forti Erinni, i Giganti, tra cui Abseo, e
le Ninfe del frassino dette Melie. Il membro reciso di Urano, gettato in mare,
fecondò le acque dalla cui spuma sorse Afrodite. Urano venne quindi deposto da
suo figlio Crono e, nel frattempo, i Titani liberarono i Ciclopi dal Tartaro:
Crono divenne il loro re ed iniziò quella che fu chiamata l’età dell’oro.
Dopo che Urano venne castrato, Gaia ebbe anche un figlio, Tifone dal Tartaro,
mentre con Ponto generò le divinità marine Nereo, Taumante, Forcide, Ceto ed
Euribia.
Altre leggende riguardanti Gea
Zeus celò Elara, una delle sue amanti, dalla vista di Hera nascondendola sotto
terra. Talvolta viene quindi riportato che il gigante Tizio, il figlio che ebbe
da Elara, sia stato in realtà figlio di Elara e di Gea.
Gea concesse l’immortalità ad Aristeo.*
Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava
per bocca dell’Oracolo di Delfi. Ella passò i suoi poteri, a seconda delle
versioni, a Poseidone, Apollo o Temi. Apollo è il dio a cui più di ogni altro è
collegato l’Oracolo di Delfi, esistente da lungo tempo già all’epoca di Omero,
perché in quel luogo aveva ucciso il figlio di Gea Pitone, impossessandosi dei
suoi poteri ctonici. Hera punì Apollo per questo gesto inviandolo a servire per
nove anni come pastore presso il re Admeto.
Nell’antica Grecia i giuramenti fatti in nome di Gea erano considerati quelli
maggiormente vincolanti.
La Madre Terra nell'arte
Nell’arte classica Gea poteva essere rappresentata in due modi diversi :
- Nelle decorazioni vasali ateniesi veniva ritratta come una donna dall’aspetto
matronale che emergeva dalla terra soltanto per metà, spesso mentre porgeva ad
Atena il piccolo Erittonio (futuro re di Atene) perché lo allevasse.
- Nei mosaici di epoca successiva appare come una donna che si sta stendendo a
terra, circondata da un gruppo di Carpi, divinità infantili che simboleggiano i
frutti della terra.
*Aristeo è una figura della mitologia greca, figlio di Apollo e della ninfa
Cirene.
Mercurio/Ermes:
Mercurio è il figlio di Zeus e Maia, personaggio
mitologico. Identificazione del greco Ermes. Era il messaggero degli dei, dio
dell'astuzia e del commercio,è il nome del dio dell'eloquenza, guidava le anime
al regno dei morti (da cui l'appellativo di psicopompo) e proteggeva i viandanti.Venivano
celebrate feste in suo onore alle idi di maggio.La sua bacchetta, il Caduceo, è
divenuta simbolo della medicina. Essendo il messaggero degli dei viene spesso
raffigurato con le ali ai piedi.
Mitologia romana
Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri
ma è anche il dio degli scambi, del profitto e del commercio, il suo nome latino
probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. A
Roma, un tempio a lui dedicato, venne eretto nel Circo Massimo sul colle
Aventino, nel 495 a.C..
Il fatto che lo stesso dio protegga ladri, medici e commercianti indica
ironicamente la loro considerazione presso il mondo classico.
Hermes o Ermete nella mitologia greca è il dio dei confini e dei viaggiatori,
dei pastori e dei mandriani, degli oratori e dei poeti, della letteratura,
dell’atletica, dei pesi e delle misure, del commercio e dell’astuzia
caratteristica di ladri e bugiardi.Hermes funge anche da interprete, svolgendo
il ruolo di messaggero da parte degli dei presso gli uomini, un compito che
divide con Iris. Da Hermes deriva la parola ermeneutica, ovvero l’arte di
interpretare i significati nascosti. In greco un uomo fortunato veniva chiamato
"hermaion".
La figura di Hermes come inventore del fuoco può essere accostata a quella del
Titano Prometeo. Si credeva che Hermes, oltre alla siringa e alla lira, avesse
inventato anche molti tipi di competizioni sportive e la pratica del pugilato:
per questo era considerato il protettore degli atleti.
Hermes rivestiva anche il ruolo di psicopompo, ovvero un accompagnatore dello
spirito dei morti che li aiuta a trovare la via per il mondo sotterraneo
dell’aldilà. Molte leggende lo ritraggono come l’unico dio oltre ad Ade e
Persefone che avesse il potere di entrare ed uscire dagli inferi senza problemi.
Nel pantheon olimpico classico Hermes era figlio di Zeus e della Pleiade Maia,
figlia del Titano Atlante. I suoi simboli erano il gallo e la tartaruga ma era
chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino, i suoi sandali e cappello
alati ed il bastone da messaggero, il kerykeion. Hermes era il dio dei ladri
perché era molto scaltro ed astuto ed inoltre era un ladro egli stesso,fin dalla
notte in cui nacque, quando sfuggì a Maia ed andò a rubare il bestiame del suo
fratello maggiore Apollo.
Era devoto e fedele a suo padre Zeus: quando la ninfa Io, una delle amanti di
Zeus, era stata catturata da Hera e custodita dal gigante dai cento occhi Argo,
Hermes su ordine del padre andò a salvarla, addormentando il gigante con canti e
racconti e quindi decapitandolo con una spada ricurva.
La nascita di Hermes
Hermes nacque sul Monte Cillene in Arcadia. Secondo quanto racconta l’Inno ad
Hermes, sua madre Maia era una ninfa, ma tradizionalmente quel nome nella
cultura greca veniva attribuito a figure diverse, come levatrici o nobildonne di
una certa età; si doveva quindi trattare di una ninfa anziana o più
probabilmente di una dea. In ogni caso era una delle Pleiadi, figlie di Atlante,
che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene.
Il piccolo Hermes fu un bambino molto precoce: nel suo primo giorno di vita
inventò la lira, e la notte stessa riuscì a rubare la mandria immortale di
Apollo, nascondendola e cancellandone le tracce. Quando Apollo accusò Hermes del
furto Maia lo difese dicendo che non poteva essere stato lui, dato che aveva
trascorso con lei tutta la notte. Tuttavia intervenne Zeus che disse che in
realtà Hermes aveva effettivamente rubato la mandria e doveva restituirla.
Mentre discuteva con Apollo, Hermes cominciò a suonare la sua lira: il suono del
nuovo strumento piacque così tanto ad Apollo che, in cambio di esso, accettò che
Hermes si tenesse la mandria rubata.
La discendenza di Hermes
-Pan, il dio della natura, dei pastori e delle greggi dall’aspetto di un
satiro, era considerato figlio di Hermes e della ninfa Driope. Nell’ Inno
Omerico a Pan, dopo averlo partorito la madre di Pan fuggì via dal neonato
spaventata dal suo aspetto.
-Ermafrodito,figlio di Hermes e di Afrodite. Fu trasformato in un
ermafrodito quando gli dèi concessero alla lettera a lui e alla ninfa Salmace di
non separarsi mai.
-Secondo alcune fonti il malizioso dio alato dell’amore Eros, figlio di
Afrodite, era stato concepito con Hermes, anche se la paternità è stata
attribuita anche ad altri dei come Ares ed Efesto. La Teogonia di Esiodo afferma
che Eros era nato dal nulla e la sua venuta al mondo era precedente agli dèi.
Nella mitologia romana Eros prese il nome di Cupido.
-La dea della fortuna Tyche o Fortuna, secondo alcune leggende era
figlia di Hermes e Afrodite.
Marte/Ares:
Figlio di Zeus ed Era. Identificabile col greco Ares.
Nella mitologia, dio greco della guerra, spesso amante di Afrodite. Dio italico
dell'agricoltura e della guerra era considerato il padre di Romolo e Remo, avuti
da Rea Silvia. In suo onore a maggio si celebravano le feste Ambarvalia.
Possedeva un culto particolare ad Atene, in Laconia e a Tebe.
Marte (in latino Mars) è, secondo la mitologia romana classica, il dio della
guerra. Secondo la mitologia romana arcaica, dio del tuono, della pioggia, della
natura e della fertilità.
Figlio di Giunone (probabilmente una sostituta della dea Tellus) e Giove (o in
altre versioni, di un fiore magico, forse il biancospino) era inizialmente il
dio della fertilità, della natura e il protettore per eccellenza e dio guerriero
e non della guerra, fu anche dio della folgore, del tuono e della pioggia. La
sua natura italica lo fa essere un dio 'guida' degli uomini, ma venne più tardi
associato con la guerra e la battaglia, riprendendo il greco Ares. In quanto dio
della primavera, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui
dedicate, presiedeva sull'agricoltura in generale. Marte, nella società romana,
assunse un ruolo molto più importante della sua controparte greca (Ares),
probabilmente perché considerato il padre del popolo romano e di tutti gli
italici in generale, inoltre era marito di Rea Silvia e padre di Romolo e Remo,
che fondarono Roma. Di conseguenza Marte era considerato il padre del popolo
romano e i romani si chiamavano tra loro Figli di Marte. I suoi più importanti
discendenti sono Pico e Fauno.
Il mese di Marzo, il giorno di Martedì, e il pianeta Marte devono a lui il loro
nome.
Leggenda sulla nascita di Marte
Secondo una leggenda, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito
da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le
indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia che permetteva di
concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da
Priapo, il quale gli insegnò l'arte della guerra. La leggenda è di tradizione
tarda come dimostra la discendenza di Minerva da Giove, che ricalca il mito
greco. Flora, al contrario, testimonia una tradizione più antica: l'equivalente
norreno Thor nasce dalla terra, Joro e così le molte divinità elleniche.
Nella mitologia greca Ares è il figlio di Zeus ed Hera. Viene molto spesso
identificato tra i dodici Olimpi come il dio della guerra in senso generale, ma
si tratta di un'imprecisione: in realtà Ares è il dio solo degli aspetti più
selvaggi e feroci della guerra, e della lotta intesa come sete di sangue.
Per i Greci Ares era un dio del quale diffidare sempre. Il suo luogo di nascita
e la sua vera residenza si trovavano in Tracia, ai limiti estremi della Grecia,
paese abitato da genti barbare e bellicose; e proprio in Tracia Ares decise di
ritirarsi dopo che venne scoperto a letto con Afrodite. Sebbene anche Atena, la
sorellastra di Ares, venisse considerata come dea della guerra, il suo campo di
azione era quello delle strategie di combattimento e dell'astuzia applicata alle
battaglie, mentre Ares prediligeva gli improvvisi ed imprevedibili scoppi di
furia e violenza che in guerra si manifestano. I suoi animali sacri erano il
cane e l'avvoltoio.
La parola "Ares" fino all'epoca classica fu usata anche come aggettivo,
intendendosi come infuriato o bellicoso, ad esempio si ricordano le forme Zeus
Areios, Athena Areia, o anche Aphrodite Areia. Alcune iscrizioni risalenti
all'epoca Micenea riportano Enyalios, un nome che è sopravvissuto fino all'epoca
classica come epiteto di Ares.
Pur essendo protagonista nelle vicende belliche, raramente Ares risultava
vincitore. Era più frequente, invece, che si ritirasse vergognosamente dalla
contesa, come quando combatté a fianco di Ettore contro Diomede, o nella mischia
degli Dei sotto le mura di Troia: in entrambi i casi si rifugiò sull'Olimpo
perché messo in seria difficoltà - direttamente o indirettamente - da Atena.
Altre volte la sua furia brutale si trovò contrapposta alla lucida astuzia e
alla forza di Eracle, come nell'episodio dello scontro dell'eroe con suo figlio
Cicno.
Gli aiutanti di Ares
Dalla sua relazione con Afrodite nacquero due figli, Deimos e Fobos, che
personificavano gli spiriti del terrore e della paura. Sorella e degna compagna
del sanguinario Ares era Enio, dea degli spargimenti di sangue, Bia, la violenza
e Cratos, la forza bruta. Solitamente Ares scendeva in guerra accompagnato da
Kydoimos (il demone del frastuono della battaglia), dai Makhai (spiriti della
battaglia), dagli Hysminai (gli spiriti dell'omicidio), da Polemos (uno spirito
della guerra minore) e dalla figlia di Polemos Alala, personificazione del grido
di guerra dei Greci e il cui nome Ares decise di usare come proprio grido di
guerra. Suo fedele soldato fu anche Alettrione.
Il tradimento di Afrodite
Nella leggenda cantata dal bardo nel salone del palazzo di Alcinoo si narra che
il dio del sole Helios una volta vide Ares ed Afrodite che si incontravano di
nascosto nella camera di Efesto e che andò subito a riferirglielo. Efesto studiò
un sistema per sorprendere in flagrante la coppia e decise di preparare una
catena con la quale legare i due amanti clandestini. Al momento giusto fece
scattare la sua trappola e i due finirono così bloccati in una posizione assai
intima e compromettente. Efesto, non ancora soddisfatto, chiamò gli altri dei
dell'Olimpo per mostrare loro i due sfortunati amanti. Le dee per modestia si
rifiutarono di andare, ma gli dei andarono senza indugio. Alcuni si
abbandonarono a commenti sulla bellezza di Afrodite, altri osservarono che
avrebbero volentieri preso il posto di Ares e, in buona sostanza, nessuno perse
l'occasione di farsi beffe di loro. Una volta liberati Ares, imbarazzato e pieno
di vergogna, se ne andò via tornando in Tracia, la sua terra natia.
Una versione della leggenda di epoca più tarda dice che Ares aveva messo di
guardia alla porta il giovane Alectrione perché lo avvisasse dell'arrivo di
Helios, dato che sapeva che se li avesse scoperti lo avrebbe rivelato ad Efesto,
ma il giovane finì per addormentarsi. Ares, visto che Alectrione non aveva
rispettato le consegne, si infuriò e per punirlo lo trasformò in un gallo,
animale che da allora non dimentica mai al mattino di avvisare dell'arrivo del
sole.
Giove/Zeus:
Figlio di Rea e di Crono. Si identifica con il greco Zeus
e l'etrusco Tinia. Dio supremo della religione di Roma antica, rappresentazione
della luce e del cielo; insieme a Marte e a Quirino, inizialmente, e con Giunone
e Minerva poi, costituisce la triade romana per eccellenza.La maggiore divinità
dell'Olimpo greco, padre degli dei e degli uomini. , che divorava i figli appena
nati, riuscì a salvarsi dal padre e successivamente a recuperare i fratelli e a
spodestarlo con il loro aiuto. Divise l'universo, dando a Poseidone l'impero
delle acque, ad Ares quello dell'oltretomba e tenendosi l'impero del cielo e
della terra. Sposò la sorella Era, da cui ebbe Ares, Ebe ed Efesto e si unì ad
altre dee, dalle quali ebbe molti altri figli, tra cui Apollo, Ermete ed Eracle.
Gli erano sacre tutte le vette dei monti, soprattutto l'Olimpo. Gli furono
dedicati numerosi templi, il più grande dei quali è quello di Olimpia, e i
giochi olimpici. Fu identificato con Ammone e a Roma con Giove.
Nella mitologia greca Zeus è il re degli dei, il sovrano dell'Olimpo, il dio del
cielo e del tuono. I suoi simboli sono la folgore, il toro, l'aquila e la
quercia.
Figlio di Crono e Rea era il più giovane dei suoi fratelli e sorelle,tra i
quali: Poseidone, Ade, e Demetra. Nella maggior parte delle leggende era sposato
con Era, anche se nel santuario dell'oracolo di Dodona come sua consorte si
venerava Dione: secondo l'Iliade Zeus è il padre di Afrodite, avuta con Dione. È
comunque famoso per le sue frequentissime avventure erotiche extraconiugali, tra
le quali si ricorda anche una relazione omosessuale con Ganimede, e anche
un'altra con Euforione, figlio immortale nato da Achille. Il frutto dei suoi
numerosi convegni amorosi furono i suoi molti celeberrimi figli, tra i quali
Atena, Apollo e Artemide, Hermes, Persefone, Dioniso, Perseo, Eracle, Elena,
Minosse e le Muse. Dalla moglie Era secondo la tradizione ebbe Ares, Ebe, Efesto
ed Ilizia.
Zeus è noto per l'abitudine a punire coloro che finivano fuori dalle sue grazie
colpendoli con le sue saette oltre che, al pari di altri dei, trasformandone le
sembianze.
La figura equivalente a Zeus nella mitologia romana era Giove, mentre in quella
etrusca era il dio Tinia.
Il ruolo di Zeus nella mitologia classica
Zeus era il più importante degli dei e comandava su tutto l'antico Pantheon
Olimpico greco. Fu padre di molti eroi ed eroine e la sua figura è presente
nella maggior parte delle leggende che li riguardano. Sebbene lo Zeus
"radunatore di nuvole" dei poemi omerici fosse un dio del cielo e del tuono al
pari delle equivalenti divinità orientali, rappresentava anche il massimo
riferimento culturale del popolo Greco: sotto certi aspetti egli era
l'espressione più autentica della religiosità greca ed incarnava l'archetipo del
divino proprio di quella cultura
Lo Zeus del sottosuolo
Sebbene l'etimologia del nome indichi che Zeus originariamente era un dio del
cielo, in diverse città greche si adorava una versione locale di Zeus che viveva
nel mondo sotterraneo. Gli Ateniesi e i Sicelioti (Greci di Sicilia) veneravano
Zeus Meilichios (dolce o mellifluo), mentre in altre città vigeva il culto di
Zeus Chthonios ( della terra), Katachthonios (sotterraneo) e Plousios (portatore
di ricchezza). Queste divinità potevano essere nelle forme d'arte visuale
parimenti rappresentate sia come uomo che come serpente. In loro onore si
sacrificavano animali di colore nero che venivano affogati dentro a pozzi, come
si faceva per divinità ctonie come Persefone e Demetra o sulla tomba degli eroi.
Gli dei olimpi, invece, ricevevano in olocausto animali di colore bianco che
venivano uccisi sopra ad altari.
In alcuni casi gli abitanti di queste città non sapevano con certezza se il
daimon in onore del quale effettuavano i sacrifici fosse un eroe oppure lo Zeus
del sottosuolo. Così il santuario di Lebadea in Beozia potrebbe essere stato
dedicato sia all'eroe Trofonio sia a Zeus Trephonius ( Il nutritore), a seconda
che si scelga di dare retta a Pausania oppure a Strabone. L'eroe Anfiarao era
venerato come Zeus Amphiaraus ad Oropo nei pressi di Tebe e pure a Sparta c'era
un santuario di Zeus Agamennone.
La nascita
Crono ebbe molti figli da Rea: Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone, ma li
divorò tutti appena nati, dal momento che aveva saputo da Gaia ed Urano che il
suo destino era di essere spodestato da uno dei suoi figli così come lui stesso
aveva spodestato suo padre. Quando però Zeus stava per nascere, Rea chiese a
Gaia di escogitare un piano per salvarlo, in modo che Crono ricevesse la giusta
punizione per ciò che aveva fatto ad Urano e ai suoi stessi figli. Rea partorì
Zeus a Creta, consegnando al suo posto a Crono una pietra fasciata con dei panni
che egli divorò immediatamente. La madre nascose Zeus in una cesta posta sotto
ad un albero, sorvegliato da una famiglia di pastori ai quali promise in cambio
che le loro pecore non sarebbero state attaccate dai lupi.
L'infanzia
Rea nascose quindi Zeus in una grotta sul Monte Ida a Creta e, a seconda delle
varie versioni della leggenda:
1. Fu allevato ed educato da Gaia.
2. Fu allevato da una capra di nome Amaltea, mentre un gruppo di Cureti
gridavano, danzavano e battevano le loro lance contro gli scudi perché Crono non
sentisse il pianto del bambino.
3. Fu allevato da una Ninfa di nome Adamantea. Dato che Crono dominava la Terra,
i cieli e il mare, lo nascose appendendolo a una fune legata ad un albero in
modo che, sospeso fra i tre elementi, fosse invisibile al padre.
4. Fu allevato da una Ninfa di nome Cinosura. In segno di gratitudine Zeus, una
volta cresciuto, la trasformò in una stella.
5. Fu allevato da Melissa, che lo nutrì con latte di capra.
L'ascesa al trono degli dei
Raggiunta l'età adulta, Zeus costrinse Crono a rigettare prima la pietra che
l'aveva sostituito, poi i suoi fratelli e sorelle nell'ordine inverso rispetto a
quello in cui erano stati ingeriti. Secondo alcune versioni della leggenda
Metide diede un emetico a Crono per costringerlo a vomitare i figli, secondo
altre ancora Zeus squarciò lo stomaco del padre. A questo punto Zeus liberò
dalla loro prigione nel Tartaro anche i fratelli di Crono gli Ecatonchiri e i
Ciclopi. Insieme, Zeus e i suoi fratelli e sorelle, gli Ecatonchiri e i Ciclopi
rovesciarono dal trono Crono e gli altri Titani grazie alla terribile battaglia
chiamata Titanomachia. I Titani sconfitti furono da allora confinati nell'oscuro
regno sotterraneo del Tartaro. Atlante, in quanto capo dei Titani che avevano
combattuto contro Zeus, fu condannato a reggere il cielo sulle sue spalle.
Dopo la battaglia contro i Titani Zeus si spartì il mondo con i suoi fratelli
maggiori Poseidone ed Ade sorteggiando i tre regni: Zeus ebbe in sorte i cieli e
l'aria, Poseidone le acque e ad Ade toccò il mondo dei morti. L'antica terra,
Gaia, non poté essere concessa ad alcuno, ma venne condivisa da tutti e tre a
seconda delle loro capacità.
I Giganti furibondi perché Zeus aveva confinato nel Tartaro i loro fratelli
Titani si ribellarono agli dei Olimpi. Essi cominciarono a scagliare massi e
tizzoni ardenti verso il cielo. Era profetizzò che i Giganti non sarebbero
mai stati sconfitti da un dio, ma soltanto da un mortale che vestiva con pelli
di leone, e solo con una certa erba che rendeva invulnerabili. L'uomo fu
identificato con Eracle e Zeus, vagando in una regione indicatagli da Atena,
trovò l'erba magica. Così furono sconfitti anche i Giganti.
Gaia si risentì per il modo in cui Zeus aveva trattato i Titani e i Giganti,
dato che erano figli suoi. Così, poco dopo essersi impossessato del trono degli
dei, Zeus dovette affrontare anche il mostro Tifone, figlio di Gaia e del
Tartaro. Zeus sconfisse Tifone e lo schiacciò sotto ad una montagna o al vulcano
Etna.
Zeus ed Era
Zeus era sia il fratello che il marito di Era. Con lei generò Ares, Ebe ed
Efesto, anche se alcune leggende narrano che Era diede vita ai suoi figli da
sola. Altri miti includono tra la loro discendenza anche Ilizia. Le numerose
conquiste che Zeus fece tra le Ninfe e le mortali, che diedero inizio alle più
importanti dinastie greche, sono proverbiali. La mitografia gli attribuisce
relazioni tra le divinità con Demetra, Latona, Dione e Maia, mentre tra le
mortali con Semele, Io, Europa e Leda. (Per maggiori dettagli si rimanda ai
paragrafi successivi)
Molte leggende dipingono un'Era gelosissima delle conquiste amorose del marito,
e fiera nemica delle sue amanti e dei figli da loro generati. Una volta ad una
ninfa di nome Eco venne affidato il compito di distrarre Era dalle attività di
Zeus, parlandole in continuazione: quando la dea se ne accorse con un
incantesimo costrinse Eco a ripetere le parole che udiva dagli altri.
Venere/Afrodite:
Figlia di Zeus e Dione. È identificabile con la greca
Afrodite. Era venerata sotto diversi nomi: Pandemia, Urania, Anadiomede,
Ciprinia, Idalia, Onidia, Citerea, Filommede.Dea romana della bellezza e
dell'amore, o, secondo Esiodo, nata dalla spuma del mare tra Citera e Cipro.
Madre di Enea, di Cupido, di Imene e delle Grazie. Moglie di Efesto, amante di
Ares, con il quale generò Eros, fu amata anche dai mortali Adone e Anchise, dal
quale nacque Enea. Paride, ritenendola più bella di Era e Atena, le offrì la
mela d'oro e volle in premio Elena, moglie di Menelao. Questo portò alla guerra
di Troia nella quale Afrodite si schierò con i troiani. I maggiori centri di
culto dedicati alla dea furono Cipro, Citera, Erice e Corinto.
Amori della dea
n quanto dea, Venere amò numerosi dèi o mortali, dal quale ebbe figli.
Dalla sua unione con Anchise sarebbe nato Enea, il padre di Ascanio e il
capostipite della futura Roma. Si dice che dagli amori di Venere e Marte
nacquero invece Amore (detto anche Cupido), Deimo e Fobo.
Alcune leggenda raccontano che la dea riuscì a
sedurre persino suo padre Giove, riuscendo a giacere e anche a rimanere incinta
di lui: Da questo amore, secondo alcuni, sarebbe nato Cupido.
Afrodite , nella mitologia greca, è la dea dell'amore, della bellezza, della
sessualità e della lussuria.
È conosciuta anche con il nome di Citerèa e il suo equivalente nella mitologia
romana è Venere.
Mirto, colomba, passero e cigno erano a lei sacri.
Origini
L'Afrodite greca aveva numerose equivalenti: Inanna (controparte sumera), Ishtar
(Mesopotamia), Hathor (egiziana), Astarte (Siro-Palestinese), Turan (etrusca) e
Venere (Romana) Aferdita (Albanese). Ha dei parallelismi con le dee dell'alba
indo-europee, come Ushas o Aurora.
Spesso, Afrodite si manifesta come due divinità diverse: Afrodite Urania, nata
dalla spuma del mare dopo che Crono evirò Urano, e Afrodite Pandemos, l'Afrodite
"comune" nata da Zeus e Dione.
Afrodite Urania è riferita a volte all'Afrodite celeste che rappresenta l'amore
ideale e intellettuale mentre Afrodite Pandemos è associata con un amore
carnale.
Nascita
Afrodite nacque dalla spuma del mare davanti alla spiaggia di Paphos (Cipro),
dopo che Crono aveva tagliato i testicoli di Urano e li aveva gettati in mare.
La Teogonia di Esiodo descrive che i genitali "vennero trascinati dal mare per
un lungo periodo, e spuma bianca sorse dalla carne immortale; dentro ad essa
crebbe una ragazza" che divenne Afrodite. Quindi Afrodite è di una generazione
più vecchia rispetto a quella di Zeus. Nell'Iliade (Libro V) si esprime un'altra
versione delle sue origini, secondo la quale era considerata una figlia di
Dione, che era l'originale dea oracolare ("Dione" è semplicemente "la dea, la
forma femminile di "Dios", il genitivo di Zeus) a Dodona. In Omero, Afrodite,
avventurandosi in battaglia per proteggere suo figlio Enea, viene ferita da
Diomede e ritorna dalla madre, per chinarlesi in grembo e essere confortata.
"Dione" sembra essere un equivalente di Gea, la Madre Terra, che Omero ha
rilocato nell'Olimpo, che a sua volta fa riferimento ad una ipotetico pantheon
originale proto indo-europeo, in cui la principale divinità maschile è
rappresentata dal cielo e dal tuono, e la principale divinità femminile (forma
femminile dello stesso dio) è rappresentata come la terra o il suolo fertile. La
stessa Afrodite viene talvolta indicata come "Dione". Una volta che il culto di
Zeus usurpò quello dell'oracolo di Dodona, alcuni poeti lo resero il padre di
Afrodite.
Il principale centro di culto di Afrodite rimase a
Paphos, sulla costa sud-occidentale di Cipro, dove la dea del desiderio era da
lungo tempo venerata come Ishtar e Ashtaroth. Si dice che inizialmente arrivò a
Citera, un punto di collegamento commerciale e culturale tra Creta e il
Peloponneso. Si ha forse così un indicazione del percorso del culto originario
di Afrodite, da levante alla Grecia continentale.
Nel Simposio di Platone, il discorso di Pausania distingue tra due
manifestazioni di Afrodite, rappresentata da due storie: Afrodite Urania
(Afrodite "paradisiaca"), e Afrodite Pandemos (Afrodite "comune"). Queste due
manifestazioni rappresentano il suo ruolo nell'omosessualità e
nell'eterosessualità rispettivamente.
In alternativa, Afrodite era la figlia di Talassa (essendo nata dal mare) e di
Zeus.
Secondo un'altra versione sarebbe figlia di Poseidone.
Maturità
Afrodite, in molti dei miti che la riguardano, viene caratterizzata come
vanitosa, stizzosa e permalosa. Anche se è una delle poche divinità del Pantheon
greco ad essere sposata, è spesso infedele con il marito. Efesto, naturalmente,
è una delle più placide tra le divinità elleniche; Afrodite sembra preferire
Ares, il volatile dio della guerra. Nell'Iliade va in battaglia per salvare suo
figlio Enea, ma abbandona Ares (in effetti lo lascia cadere mentre vola in aria)
quando lei stessa viene colpita. Ed è lei ad essere la causa originale della
Guerra di Troia: non solo dà il via alla situazione offrendo Elena a Paride, ma
il rapimento venne compiuto quando Paride, vedendo Elena per la prima volta,
venne infiammato dal desiderio di averla—che rientra nel dominio di Afrodite. Il
suo dominio può riguardare l'amore, ma non riguarda l'amore romantico, piuttosto
tende verso la lussuria, l'irrazionale voglia umana.
Matrimonio con Efesto
A causa della sua immensa bellezza, Zeus temeva che
Afrodite sarebbe stata la causa di violenza tra gli altri dei. Egli la diede in
sposa a Efesto, il triste dio del fuoco. Esiste un'altra versione della storia.
Poiché Era, madre di Efesto, lo cacciò dall'Olimpo perché troppo brutto, egli si
vendicò intrappolandola in un trono magico, e richiese la mano di Afrodite in
cambio del rilascio di Era. Efesto era colmo di gioia per l'essere maritato con
la dea della bellezza e forgiò i suoi bellissimi gioielli, compreso il cinto,
che la rendeva ancor più irresistibile per gli uomini. L'infelicità per il
matrimonio spinse Afrodite a cercare la compagnia di altri, più frequentemente
Ares, ma anche Adone, Anchise e altri. Una volta Efesto colse furbescamente Ares
e Afrodite a letto e li bloccò con delle catene finemente lavorate, quindi riunì
tutti gli altri dei dell'Olimpo per dileggiare la coppia (comunque, le "dee
restarono a casa, tutte per la vergogna.") Efesto non li liberò fin quando
Poseidone non gli promise che Ares avrebbe pagato delle riparazioni, ma i due
scapparono non appena le catene vennero sollevate e la loro promessa non venne
mantenuta.
Il giudizio di Paride
Gli dei e le dee, oltre a diversi mortali, vennero invitati al matrimonio di
Peleo e Teti (i futuri genitori di Achille). Solo la dea Eris (Discordia) non
venne invitata, ma questa si presentò con una mela d'oro con iscritte le parole
"alla più bella", che gettò tra le dee. Afrodite, Era e Atena sostennero
ciascuna di essere la più bella, e quindi il diritto a possedere la mela. Le dee
scelsero di portare la questione all'attenzione di Zeus, che decise di mettere
la scelta nelle mani di Paride. Era cercò di corrompere Paride offrendogli
l'Asia Minore, mentre Atena gli offrì fama e saggezza e gloria in battaglia, ma
Afrodite sussurrò a Paride che se la avesse scelta come più bella, avrebbe avuto
in moglie la più bella delle donne mortali, ed egli scelse quest'ultima. Questa
donna era Elena. Le altre dee si infuriarono per questo e per mezzo del
rapimento di Elena da parte di Paride fecero scoppiare la Guerra di Troia.
Plutone/Ade:
Figlio di Crono e Rea, fratello di Zeus. Identificazione
del dio greco Ade che in greco significa l'invisibile, indica nella mitologia il
dio dell'oltretomba insieme a Persefone. Di solito è raffigurato come un vecchio
re seduto sul trono con una cornucopia o uno scettro in mano. Dopo la vittoria
dei genitori su Titano e la conseguente spartizione del mondo, aveva ottenuto il
potere sul regno degli Inferi. Il significato del suo nome deriva dal mito
secondo il quale aveva ottenuto in dono dai Ciclopi un elmo nero che lo rendeva
invisibile.
Ade è una divinità della mitologia greca, fratello di Zeus e di Poseidone,
nonché dio degli Inferi; la sua sposa è tradizionalmente Persefone.
Dati i suoi attributi mitici avrebbe come corrispettivi nella mitologia egizia
il dio Serapide e in quella romana il dio Plutone. È conosciuto anche come
Axiokersos, poiché coniuge di Persefone soprannominata infatti "axiokersa", e
Zeus Katakthonios, ossia "signore degli Inferi".
Con Ade si vuole anche intendere più genericamente il mondo degli Inferi.
Inizialmente solo il caso genitivo del nome della divinità era impiegato come
abbreviazione per intendere la casa del dio dell'oltretomba; in seguito, per
estensione, si cominciò a utilizzare il termine in tale significato anche al
nominativo.
Nella mitologia latina inizialmente Plutone (l'alter ego latino di Ade) è
definito Signore degli Inferi, e solo successivamente Signore dell'Ade. Altro
termine utilizzato è Averno, nome del lago dal quale si può accedere agli
inferi.
Origine
Ade era figlio di Crono e di Rea, mentre i suoi fratelli e sorelle erano Estia,
Demetra, Era, Zeus e Poseidone. Secondo il mito venne divorato dal padre insieme
ai suoi fratelli e sorelle, con la sola eccezione di Zeus, che - salvato dalla
madre - li trasse in salvo con uno stratagemma.
Secondo la Suda, un testo tardo-bizantino del X-XI secolo, avrebbe avuto una
figlia di nome Macaria, dea della buona morte.
Ade partecipò alla Titanomachia, nell'occasione in cui i Ciclopi gli
fabbricarono la kunée, un copricapo magico in pelle d'animale che gli permetteva
di diventare invisibile: si poté introdurre così segretamente nella dimora di
Crono rubandogli le armi e, mentre Posidone minacciava il padre col tridente,
Zeus lo colpì con la folgore.
In seguito, ricevette la sovranità del mondo sotterraneo e degli Inferi, quando
l'universo fu diviso con i suoi due fratelli Zeus e Poseidone, che ottennero
rispettivamente il regno dell'Olimpo e del mare.
Viene annoverato saltuariamente fra le divinità olimpiche, nonostante questo sia
contrario alla tradizione canonica; Ade è d'altra parte assai poco presente
nella mitologia, essendo essenzialmente legato ai racconti mitologici legati
agli eroi: Orfeo, Teseo ed Eracle sono tra i pochi mortali ad averlo incontrato.
Inoltre la tradizione lo vuole reticente ad abbandonare il mondo dell'aldilà: le
uniche due eccezioni si ricordano per il rapimento di Persefone e per ricevere
alcune cure dopo essere stato ferito da una freccia di Eracle.
La leggenda lo vuole padrone delle greggi solari, al pascolo nell'isola Erizia,
la cosiddetta isola rossa, dove il Sole muore quotidianamente. Il pastore era
chiamato Menete.
Tuttavia in queste storie è chiamato Crono, o Gerione.
Persefone
Ade, innamorato di Persefone, la rapì con l'accordo di Zeus mentre stava
raccogliendo dei fiori in compagnia delle ninfe, secondo il mito nelle attuali
pianure di Enna. Sua madre, Demetra, disperata per la scomparsa della figlia, la
cercò per nove giorni arrivando fino alle regioni più remote: il decimo giorno,
con l'aiuto di Ecate ed Elio, seppe che il rapitore era il dio degli Inferi.
Adirata, Demetra abbandonò l'Olimpo e scatenò una tremenda carestia in tutta la
terra, affinché questa non offrisse più i suoi frutti ai mortali e agli dei.
Zeus tentò allora di riconciliare Ade e Demetra, affinché si evitasse la fine
del genere umano: inviò il messaggero Ermes al fratello, ordinandogli di
restituire Persefone, a patto che ella non si fosse cibata del cibo dei morti.
Ade non si oppose all'ordine ma, poiché Persefone era effettivamente digiuna dal
rapimento, la invitò a mangiare prima di tornare dalla madre: le offrì così un
melograno, frutto proveniente dagli Inferi, in dono. In procinto di mettersi
sulla via di Eleusi, uno dei giardinieri di Ade, Ascalafo, la vide mangiare
pochi grani del melograno: in questo modo si compì dunque il tranello ordito da
Ade, affinché Persefone restasse con lui negli Inferi. Allo scatenarsi
nuovamente dell'ira di Demetra, Zeus propose un nuovo accordo, per cui, dato che
Persefone non aveva mangiato un frutto intero: sarebbe rimasta nell'oltretomba
solamente per un numero di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati,
potendo così trascorrere con la madre il resto dell'anno; avrebbe trascorso così
sei mesi con il marito negli Inferi, e sei mesi con la madre sulla terra. La
proposta fu accettata da entrambi, e da quel momento si associarono la primavera
e l'estate ai mesi che Persefone trascorreva in terra dando gioia alla madre, e
l'autunno e l'inverno ai mesi che passava negli Inferi, durante i quali la madre
languiva.
Culto
Per Ade si sacrificavano, unicamente nelle ore notturne, pecore o tori neri, e
coloro che offrivano il sacrificio voltavano il viso: secondo Omero, infatti,
Ade era il più ripugnante degli dei. Il suo culto non era molto sviluppato ed
esistono poche statue con sue raffigurazioni.
Dei pochi luoghi di culto a lui dedicati, il solo degno di nota è Samotracia,
mentre si suppone ne esistesse un secondo situato nell'Elide, a nord ovest del
Peloponneso; è possibile che un altro centro del suo culto si trovasse ad Eleusi,
strettamente connesso con i misteri locali. Euripide indica che Ade non riceveva
libagioni rituali.
Iconografia
Veniva solitamente rappresentato come un uomo maturo, barbato e feroce, spesso
seduto su un trono e dotato di una patera e di uno scettro, con il cane a tre
teste protettore degli Inferi, Cerbero. A volte si trovava anche un serpente ai
suoi piedi. Indossa molto spesso un elmo, oppure un velo che gli copre il volto
e gli occhi.
Si hanno sue rappresentazioni in moltissimi contesti ceramici, soprattutto nelle
pìnakes di Locri Epizefiri. Altri esempi si conoscono in alcuni affreschi della
Tomba dell'Orco (altro nome del dio) a Tarquinia, mentre ad Orvieto se ne ha una
raffigurazione all'interno della Tomba Golini I. Per la Grecia si ricordano un
trono del Partenone attribuito a Fidia ed una base colonnare da Efeso, più
esattamente dal Tempio di Artemide. Nel mondo romano i sarcofagi, soprattutto in
età tardo antica, usavano rappresentare il ratto di Proserpina e dunque una
raffigurazione del dio infernale.
Urano:
Figlio di Gea e personificazione del cielo. Con lei generò
figli che poi nascondeva nel profondo della Terra, finché il figlio Crono li
liberò tutti, dopo aver mutilato e detronizzato il padre.
Nella mitologia greca, Urano (in greco "Ouranós", «cielo stellato, firmamento»)
è una divinità primordiale, personificazione del cielo.
Urano è la personificazione del Cielo in quanto elemento fecondo. Nell'opera di
Esiodo, Teogonia, egli è figlio di Gaia (la Terra). Altri poemi e racconti ne
fanno il figlio di Etere (il Cielo superiore), senza che, in questa tradizione
risalente alla Titanomachia, ci sia rivelato il nome della madre. Molto
probabilmente quest'ultima era Emera (la personificazione del Giorno). Secondo
la teogonia orfica, Urano e Gaia sono due figli della Notte.
Urano era figlio di Gea, la Madre Terra, con la quale si unì dando vita ai
Titani, ai Ciclopi ed agli Ecatonchiri.
I Giganti Centimani furono generati dalla pioggia che Urano fece cadere sulla
Gea, la Terra Feconda. Vennero imprigionati nel Tartaro, assieme ai Ciclopi. Gea
(detta anche Gaia) allora persuase il figlio Crono, l'ultimo dei dodici Titani
che generò da Urano, a prendere il posto del padre. Urano, colto nel sonno, fu
così evirato e dal suo sangue caduto sulla terra nacquero le Erinni.
I genitali vennero lanciati in mare, generando la dea dell'amore, Afrodite.
Ora, il luogo di questa mutilazione è stato situato in diverse parti del
Mediterraneo: solitamente si identifica con Capo Drepano (difatti drepanon in
greco significa "falce"); talvolta si colloca questo luogo nell'isola dei Feaci,
che sarebbe stata il falcetto di Crono gettato in mare e radicatosi in quel
luogo. E infatti si diceva che i Feaci fossero nati dal sangue del dio); ed
infine alcuni lo collocavano in Sicilia, la quale, fecondata dal sangue del dio,
sarebbe divenuta davvero fertile.
Una tradizione diversa è riferita da Diodoro Siculo riguardo a questo dio.
Costui sarebbbe stato il primo re degli Atlanti, un popolo molto pio e giusto,
che abitava sulle rive dell'Oceano. Egli avrebbe insegnato loro a coltivare la
terra, a vivere civilmente ed inventò il calendario secondo il movimento degli
astri. Alla sua morte gli sarebbero state rese grandi onori divini ed essendo
stato un grande astronomo, col passare del tempo, fu identificato col Cielo.
In questa tradizione si attribuiscono ad Urano 45 figli, 18 avuti da Tite
(identificata poi con Gaia), e proprio per questo chiamati Titani. Le sue figlie
furono Basileia ("la Regina"), più tardi Cibele, e Rea, soprannominata Pandora.
La bellissima Basileia sucedette al trono del padre e sposò il fratello Iperione,
dal quale ebbe Helios e Selene (ovvero il Sole e la Luna). Diodoro menziona come
figli di Uranio anche Atlante e Crono. Platone vi mette anche Oceano e Teti.
L'eterogeneità della genealogia di Urano è dovuta al fatto che essa sia una
commistione di molte leggende e racconti, ma soprattutto un'interpretazione
simbolica di cosmogonie dotte; così Urano non ha praticamente nessuna parte nei
miti ellenici.
Tuttavia, Esiodo conserva il ricordo di due profezie, attribuite congiuntamente,
ad Urano e a Gaia: anzitutto, quella che aveva avvertito Crono che il suo regno
sarebbe finito dopo che egli fosse stato vinto da uno dei suoi figli.
Poi, la profezia fatta a Zeus che lo metteva in guardia contro il figlio che
avrebbe avuto da Meti (la "Prudenza", o in senso negativo, "la Perfidia").
Proprio obbedendo a questa profezia egli inghiottì Meti, con la conseguenza che
poi dalla testa di Zeus sarebbe nata Atena. Infine, Filone di Biblo ci riporta
una leggenda siriana di Urano e Crono.
Nettuno/Poseidone:
Figlio di Rea e di Crono, identificazione del dio greco
del mare Poseidone. Dio dei mari, che i romani acquisirono dalla Grecia con il
nome di Nettuno: raffigurato spesso sul cocchio e con in pugno il tridente,
aveva il potere di sconvolgere i mari e la terra. Fu venerato in Beozia, in
Tessaglia e in tutto il Peloponneso; secondo la mitologia donò agli uomini il
cavallo, animale a lui consacrato.
Nella mitologia greca, Poseidone era il dio del mare, dei cavalli e, nella sua
accezione di Scuotitore della terra, dei terremoti. Divinità simili a Poseidone
del mondo antico furono Rodon nella mitologia illirica, Nethuns nella mitologia
etrusca e Nettuno in quella romana.
marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio
sicuro e talvolta come sacrificio annegavano dei cavalli in suo onore. Quando
mostrava il lato benigno della sua natura Poseidone creava nuove isole come
approdo per i naviganti ed offriva un mare calmo e senza tempeste. Quando invece
veniva offeso e si sentiva ignorato allora colpiva la terra con il suo tridente
provocando mari tempestosi e terremoti, annegando chi si trovasse in navigazione
ed affondando le imbarcazioni.
L’iconografia classica di Poseidone lo ritrae alla guida del suo carro trainato
da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso era
rappresentato insieme a delfini e con pesci infilzati sul suo tridente.
Origini del culto
Nella cultura micenea, pur così dipendente dal mare, non è stato ritrovata
alcuna prova di un legame tra Poseidone ed il mare stesso e la leggenda narra
che tra gli Olimpi chi dovesse regnare sulle acque fu stabilito con un
sorteggio. Evidentemente il culto del dio era nato in precedenza ed
indipendentemente da quello che sarebbe diventato il suo regno.
Visto che la figura di Poseidone è in stretta relazione sia con il mare che con
i cavalli e considerando la lontananza dal mare delle zone in cui abitavano gli
antichi indoeuropei, alcuni studiosi ritengono che Poseidone originariamente
nasca come un dio-cavallo e che solo in seguito sia stato assimilato alle
divinità acquatiche orientali quando i popoli greci mutarono la loro fonte di
sostentamento principale passando dalla coltivazione della terra allo
sfruttamento del mare con la pesca e i commerci marittimi.
Secondo Pausania Poseidone era uno dei custodi dell’Oracolo di Delfi prima che
Apollo ne assumesse il controllo. Apollo e Poseidone spesso si occuparono degli
stessi aspetti delle vicende umane: ad esempio durante la fase della fondazione
di nuove colonie Apollo per mezzo dell’Oracolo autorizzava i coloni a partire e
indicava loro dove stabilirsi, mentre Poseidone si prendeva cura dei coloni
durante la navigazione verso la nuova patria e procurava le acque lustrali per
celebrare i sacrifici propiziatori per la fondazione della nuova città.
L’Anabasi di Senofonte descrive un gruppo di soldati Spartani che intonano,
dedicandolo a Poseidone, un peana che è un tipo di inno che, normalmente, veniva
dedicato ad Apollo.
Come anche Dioniso e le Menadi Poseidone aveva la capacità di provocare alcune
forme di disturbo mentale: uno dei testi di Ippocrate riporta come alla sua
opera fosse attribuito l’insorgere di certi tipi di epilessia.
In ogni caso la grande importanza di Poseidone agli inizi della civiltà Greca si
può facilmente notare nell’Odissea, poema in cui lui e non Zeus è il motore
principale degli eventi.
Poseidone era venerato come divinità principale in molte città: ad Atene era
considerato secondo soltanto ad Atena, mentre a Corinto e in molte città della
Magna Grecia era considerato il protettore della polis.
La nascita e il trionfo su Crono
Poseidone era figlio di Crono e Rea. Secondo le tradizioni è ritenuto ora il
fratello maggiore ora il minore di Zeus. Al pari dei suoi fratelli e sorelle
venne divorato dal padre, che lo rigurgitò quando fu costretto da Zeus,
l’ultimogenito riuscito a sfuggire al terribile genitore . Zeus insieme ai
fratelli e sorelle, agli Ecatonchiri, ai Giganti e ai Ciclopi sconfisse Crono e
i Titani, spodestandolo dal suo trono. Secondo alcune varianti della leggenda
Poseidone fu allevato ed educato dai Telchini sull’isola di Rodi, e dalla figlia
dell'Oceano, Cefira. Così come Zeus fu cresciuto dai Coribanti a Creta. Quando
il dio del mare raggiunse un'età adulta, s'innamorò di Alia, sorella dei
Telchini, e le diede sei figli maschi e una figlia, chiamata Rodo. In tal modo
l'isola in cui il dio passò la sua giovinezza prese il nome dalla sua figlia.
Quando poi si decise di dividere il mondo in tre regni, Zeus ricevette il cielo,
Ade il mondo sotterraneo dell’oltretomba, mentre a Poseidone toccarono il mare e
le acque.
Saturno/Crono:
Figlio di Urano e Gea, il titano più giovane.
Identificazione del greco Crono. Uccise il padre divenendo padrone del mondo.
Sposata Rea, ebbe molti figli che mangiava per il timore di vedersi sottratto il
trono da loro. L'unico scampato alla morte fu Zeus che, diventato adulto, fece
precipitare il padre nel Tartaro dopo averlo costretto a restituire i fratelli
ingoiati. Viene identificato dai romani con Saturno. Nel suo tempio venivano
custodite le insegne di guerra in tempo di pace e il tesoro dello Stato. Avrebbe
insegnato agli uomini l'agricoltura e sotto la sua guida vi fu un periodo di
pace e prosperità (identificabile con l'età dell'oro di Crono). In Africa venne
identificato con il dio punico Baal.
La moglie di Saturno, Opi, dea del raccolto, divenne l'equivalente di Rea.
Saturno era il padre fra gli altri di Cerere, Giove, Nettuno e Ade. Saturno
aveva un tempio nel foro romano che conteneva il tesoro reale. Il pianeta
Saturno fu così chiamato dal nome della divinità già nell'antichità.
Crono è una figura della mitologia greca, era uno dei titani e dio del tempo,
figlio di Urano e di Gea (quest'ultimi sono, secondo una parte della mitologia
greca, generati da Caos, Dio supremo e onnipresente; In una variante mitologica
sono stati prodotti dall'etere originato da Caos.) All'interno della mitologia
romana la sua figura corrisponde a quella di Saturno.
Storia
Crono era il più giovane dei titani. Egli aiutò la madre a liberarsi di Urano
che giaceva costantemente su di lei impedendo ai figli concepiti di uscire dal
suo grembo. Crono evirò il padre con un falcetto fabbricato dalla Terra al
proprio interno, gettò l'organo amputato nel mare e prese il posto di Urano alla
guida del mondo. Crono scacciò i fratelli Ciclopi ed Ecatonchiri e li confinò
nel Tartaro. In seguito sposò la sorella Rea, con la quale generò i principali
dei del Pantheon greco. I genitori dei due però avevano predetto a Crono che
sarebbe stato a sua volta detronizzato da uno dei suoi figli. Per evitare di
perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano (spodestato da Crono
stesso), il dio prese a divorare i piccoli figli via via che Rea li partoriva.
Questa partorì Demetra, Era, Estia, Ade e Poseidone, tutti divorati da Crono.
Infine diede alla luce Zeus, il suo terzo figlio maschio, sul Monte Liceo, in
Arcadia (o secondo altre versioni a Creta, dove era fuggita precedentemente) e
dopo aver tuffato Zeus nel fiume Neda lo affidò alla madre Terra. A Crono invece
era stata recapitata una pietra avvolta in fasce al posto di suo figlio Zeus.
Sconfitta
Zeus, una volta cresciuto, somministrò a Crono un veleno che gli fece vomitare
tutti i figli ingoiati; in seguito, dopo una guerra intrapresa insieme ai
fratelli liberati, riuscì a vincere il padre, a rinchiuderlo e ad affidarlo alla
custodia degli Ecatonchiri, per l'eternità. Zeus liberò successivamente anche i
Ciclopi (giganti con un occhio solo) e gli Ecantochiri (mostri con cento braccia
e cento gambe), i ciclopi regalarono i fulmini, e lui scelse come dimora il più
alto dei monti della Grecia: l'Olimpo.
Selene:
Figlia di Iperione e Teia, sorella di Elio ed Eos.
Selene è la personificazione della luna insieme ad Artemide ed a Ecate. La dea
viene descritta come una bella donna, con il viso pallido, che indossa lunghe
vesti fluide bianche o argentate e che porta sulla testa una luna crescente ed
in mano una torcia.Molte rappresentazioni la raffigurano su un carro trainato da
buoi o su una biga tirata da cavalli, che insegue quella solare.
Fu sposa di Zeus, dal quale ebbe Pandia ed Erse. Ebbe una relazione con Pan, che
per sedurla si travestì con un vello di pecora bianca e Selene vi salì sopra.
Un altro mito che la riguarda è quello dell'amore per Endimione, re dell'Elide.
Selene si innamorò del bellissimo giovane ed ogni notte lo andava a trovare
mentre dormiva in una grotta del monte Latmo, in Asia Minore. Pur di poterlo
andare a trovare ogni notte, Selene gli diede un sonno eterno e dalla relazione
nacquero cinquanta figlie.
Endimione:
Nella mitologia greca è figlio di Zeus e della ninfa
Calice.
Secondo il mito fu re dell'Elide, la regione di Olimpia. Essendo un giovane
bellissimo, Selene, la dea della luna, se ne innamorò, dopo averlo visto
dormiente sul monte Latmo. Pur di poterlo andare a trovare ogni notte, Selene
gli diede un sonno ed una giovinezza eterna.
Le storie su di lui sono discordanti a seconda delle regioni da cui provengono.
Le più popolari narrano comunque di un amore segreto con Era, che una volta
scoperto da Zeus, venne maledetto. Il giovane venne costretto a 50 anni di sonno
continuo dal re degli dei, anche se nella Biblioteca di Apollodoro (1.7.5) è lui
stesso a chiedere il dono di non dover affrontare la vecchiaia.
Esistono altre versioni del mito, una delle quali narra che fu Ipno a donare ad
Endimione la facoltà di dormire con gli occhi aperti. Un'altra, invece, sostiene
che il giovane fu costretto a dormire per trent'anni in una caverna sul monte
Latmo senza mai svegliarsi da Zeus, come punizione per aver cercato di insidiare
Era. Secondo tale versione del mito la dea Artemide scoprì Endimione dormiente,
e incantata dalla sua bellezza si recava ogni notte a guardarlo.
Artemide/Diana:
Figlia di Latona e Zeus, corrisponde alla dea Diana dei
romani. Divinità greca della caccia. Centri di culto erano diffusi nel
Peloponneso (Arcadia, Sparta), dove era venerata come dea dei boschi e della
fecondità della natura. Vergine e patrona della castità. Importante il santuario
di Efeso a lei dedicato.
Artemide , nella mitologia greca è figlia di Zeus e Latona, sorella gemella di
Apollo. Fu una tra i più venerati dei dell'Olimpo oltre ad essere una delle
divinità la cui origine può essere fatta risalire ai tempi più antichi. In
epoche successive la sua figura fu associata alla dea Diana della mitologia
romana, mentre nella mitologia etrusca prendeva il nome di Artume. Il cervo e il
cipresso erano i suoi simboli sacri.
La nascita
Artemide è figlia di Zeus e Latona, nonché sorella gemella di Apollo. Latona, a
causa di una maledizione lanciatale dalla moglie di Zeus Era, per poter mettere
al mondo i due bambini era costretta a trovare un luogo che non avesse mai visto
la luce del sole: per questo motivo Zeus fece emergere dal mare un'isola fino ad
allora sommersa che, di conseguenza, il sole non aveva ancora toccato. Si
trattava dell'isola di Delo e Latona vi partorì aggrappata ad una palma sacra.
Artemide nacque per prima, dopo soli sei mesi di gestazione ed aiutò quindi la
madre a dare alla luce Apollo che nacque invece il settimo mese.
L'infanzia
'infanzia di Artemide non è raccontata da alcun mito giunto fino a noi, ma un
poema di Callimaco – "la dea che si diverte usando l'arco sulle montagne" – ne
immagina un suggestivo aneddoto. Giunta all'età di tre anni Artemide, sedendo
sulle ginocchia del re degli dei, chiese al padre Zeus di far avverare alcuni
suoi desideri: per prima cosa chiese di restare per sempre vergine, poi di non
dover mai sposarsi e di avere sempre a disposizione cani da caccia con le
orecchie basse, cervi che tirassero il suo carro e ninfe come compagne di caccia
(" sessanta fanciulle danzanti, figlie di Oceano, tutte di nove anni, tutte
piccole ninfe di mare"). Il padre la assecondò e realizzò i suoi desideri. Tutte
le sue compagne rimasero così vergini ed Artemide vigilò strettamente sulla loro
castità.
Curiosità
In astrologia Artemide è considerata la divinità dominante del segno del cancro,
a causa dei comuni legami con la Luna.
Elio
( in latino Helios, -i) è una divinità della mitologia greca, più precisamente
dio del sole.
Era figlio dei titani Iperione e Teia, da cui il nome di Iperione o Iperionio;
al contempo era fratello di Eos (l'Aurora) e Selene (la Luna), a quanto racconta
Esiodo. Omero, nella sua Odissea - più esattamente il libro XII - lo cita come
Iperione.
Elio era sposato con Perseide, da cui ebbe molti figli, fra cui Circe, Eete e
Pasifae. Era particolarmente venerato a Rodi, dove ebbe sette figli dalla ninfa
Rodo, chiamati Eliadi, come le cinque figlie avute dalla sorella di Perseide,
Climene, che mise al mondo anche Fetonte. Il dio viene normalmente rappresentato
alla guida del carro del sole, una quadriga tirata da cavalli che soffiano fuoco
dalle narici (Eòo, Etone, Flegone e Piroide). Il carro sorgeva ogni mattina
dall'Oceano e trainava il sole nel cielo, da est a ovest, dove si trovavano i
due palazzi del dio.
Questa sua attività gli permetteva di penetrare con i suoi occhi ovunque con lo
sguardo e di assistere ad ogni avvenimento del mondo, tra gli altri, anche al
rapimento di Persefone da parte di Ade. Per via di questa sua lungimiranza, Elio
veniva invocato come testimone in ogni giuramento. In epoca storica, Elio viene
confuso con Apollo. Soltanto verso la fine dell'impero romano, il sole (Sol
Invictus) in quanto tale, fu oggetto di un particolare culto da parte della
famiglia degli Aureli, che si erano proclamati diretti discendenti.
Curiosità
Nell'Iliade e nell'Odissea di Omero il dio sole viene chiamato Helios Hyperion
ma nella Teogonia di Esiodo e nell'inno a Demetra di Omero il sole viene
chiamato una volta in ogni opera Hyperonides, figlio di Iperione; è quindi
chiaro che si tratta di due entità ben distinte.
I Greci pensavano inoltre che il Sole si potesse paragonare all'Ade, in quanto
dopo essere tramontato nel mare, perde luce, e per riacquistarla deve unirsi a
sua moglie, la regina della notte Perse. Anche Ade, infatti, trova il
realizzarsi della sua completezza nell'unione con sua moglie Persefone (si noti
la somiglianza del nome con Perse) o Proserpina. Comunque dall'amore di Helios e
Perse, nasce Circe, una maga dagli enormi poteri, in grado addirittura di
trasformare nell'Odissea di Omero, i compagni di Ulisse in porci.
Giunone: Giunone o (Juno) è una divinità
della mitologia romana, legata al ciclo lunare dei primitivi popoli italici.
Era l'antica divinità del matrimonio e del parto, spesso rappresentata nell’atto
di allattare, la quale assunse, in seguito, le funzioni di protettrice dello
Stato: dagli antichi Romani, infatti, fu gradualmente sovrapposta ad Era della
mitologia greca, divenendo la moglie di Giove, quindi la più importante divinità
femminile. Era anche la protettrice degli animali, in particolare era a lei
sacro il pavone.
Giunone Lucina proteggeva le nascite: in suo onore venivano celebrate le
Matronalia.
Si narra che Giunone fosse nemica giurata dei Troiani per tre motivi Due mitici:
1. Il torto subito da Paride perché aveva dato la mela della bellezza a Venere
anziché a lei. 2. Il rapimento di Ganimede da parte di Giove che ne fece il suo
amante e il coppiere degli dei. Uno storico: 3. La profezia che si racconta
nell' Eneide, secondo la quale la sua città prediletta sarà distrutta dai
discendenti di Troia e quindi i Romani.
Vesta: Vesta, figlia di
Saturno e di Opi, sorella di Giove, è una figura della mitologia romana. Era la
dea del focolare domestico, venerata in ogni casa e il cui culto consisteva
principalmente nel mantenere acceso il fuoco sacro: le sacerdotesse legate al
suo ordine, quello delle famose vestali, avevano proprio il compito di custodire
il fuoco sacro alla dea, acceso all’interno del tempio a lei dedicato, facendo
sì che non si spegnesse mai.
Il fuoco sacro, custodito nel tempio di Vesta, venne spento nel 391 per ordine
dell'imperatore Teodosio.
Pallade: Pallade era la
libica compagna di giochi di Atena.
Si racconta che ancora fanciulla, Atena uccise incidentalmente la sua amica
Pallade, mentre si era impegnata con lei in uno scherzoso combattimento, armate
di lancia e di scudo.
In segno di lutto, Atena aggiunse il nome di Pallade al proprio.
Il racconto che invece ci tramanda lo Pseudo-Apollodoro è una tarda versione.
Egli ci dice che Atena, nata da Zeus e allevata dal dio-fiume Tritone, uccise la
figlia di questi, la sua sorellastra Pallade, poiché lo volle Zeus, che
intenzionalmente distrasse la ragazza.
Cerere: Nella religione
romana Cerere era una divinità materna della terra e della fertilità, nume
tutelare dei raccolti, ma anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la
frutta e le cose viventi erano ritenuti suoi doni, tant’è che si pensava avesse
insegnato agli uomini la coltivazione dei campi e per questo veniva solitamente
rappresentata come una matrona severa e maestosa, tuttavia bella e affabile, con
una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di
grano e di frutta
Cerere (in lingua latina Ceres, in osco Kerri) fu, in seguito, identificata con
la dea greca Demetra. Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker e
significa "colei che ha in sé il principio della crescita". Il culto di Cerere,
cui era preposto un flamen minor, era inizialmente associato a quello delle
antiche divinità rustiche di Liber e Libera e presentava delle similitudini con
i riti celebrati a Eleusi in onore di Demetra (alla quale venne presto
assimilata), Persefone e Iacco (uno dei nomi di Dioniso).
Nehellenia/Nehalennia/Ecate:
La figura di Nehellenia/Zirconia trae ispirazione dalla tradizione
pagana: innanzitutto, il suo nome riprende quello di una divinità della
mitologia celtica, Nehalennia, custode dei viandanti e invocata dal popolo per
assicurarsi una felice sorte ultramondana, rappresentata solitamente sotto un
baldacchino a forma di conchiglia. Col tempo il nome di Nehalennia venne
associato a quello della Ecate greco-romana, che, in quanto guida nei luoghi e
nei momenti di passaggio, era in grado di viaggiare liberamente tra il mondo
degli uomini, quello degli dèi e quello dei morti e spesso era raffigurata nella
triplice forma di donna adulta, vecchia o bambina. Amante della solitudine, era
la regina della notte e la dominatrice dei lemuri, identificata come colei che
apre il passaggio al corteo dei defunti con in mano una torcia accesa, dea delle
apparizioni notturne, degli incantesimi e dell’occulto.
Nell’iconografia tradizionale appare accompagnata dalla cosiddetta “trottola
magica”, una sfera costruita attorno a una pietra, in grado di ispirare visioni
profetiche, mentre la civetta è sua messaggera. Virgilio associa i demoni di
Ecate a cani ululanti al suo seguito, descrivendola come una dea terrificante e
"con la chioma formata da orribili serpenti", il cui arrivo è preannunciato
dall’oscurarsi del cielo, da eventi catastrofici e dalla materializzazione di un
fuoco parlante che dà responsi e che rappresenta fisicamente la voce di Ecate. E
in quanto regina della notte, la sua figura si associa anche alla sfera
semantica del sogno e del sonno, tanto che persino Shakespeare, nel suo King
Lear, offre simbolicamente i sogni ai “misteri di Ecate”, come mandante di
visioni notturne e guardiana dell’inconscio: la dea viene collegata
all’interpretazione e alla lettura dei sogni proprio per le sue facoltà
profetiche e oracolari, date dalla sua natura che le permette di conoscere tutte
le rotte.
Infine, in Senocrate apparve per la prima volta il nome di Ecate in esplicita
associazione alla Luna, e il suo nome, per motivi iconografici, divenne
intercambiabile con quello di Selene o quello di Artemide/Diana: l’una veniva
rappresentata con una fiaccola accesa in una mano, l’altra era raffigurata con
una schiera di cani da caccia al suo seguito.
Nehalennia è una divinità dalle origini oscure, da attribuire al pantheon
germanico oppure a quello celtico, e pare venisse adorata inizialmente solo
presso gli attuali Paesi Bassi e le coste germaniche del Mare del Nord.
Culto
Conosciuta come protettrice delle strade, custode dei viandanti e dei
viaggiatori dei mari del nord, era spesso invocata dal popolo per assicurarsi
una felice sorte ultramondana, in quanto patrona anche di tutti coloro i quali
si avventuravano sui sentieri dello spirito. Il suo nome significa "Signora
della nave", ma anche "Timoniera, Guida" e numerosi altari o steli votive
vennero realizzati con le donazioni di quei marinai o capitani che ne avevano
invocato la protezione durante le tempeste. Sotto l'Impero Romano il culto di
Nehalennia ebbe una vera e propria fioritura, e nelle province della Gallia
Belgica e della Germania Inferiore vennero edificati numerosi santuari e cippi
votivi sempre a seguito di un viaggio per mare: col tempo venne, così, ad essere
assimilata alla Ecate greco/romana.
Ecate
Ecate è una dea della religione greca e romana (lat. Hecate), ma di origine
pre-indoeuropea.
Ecate era una divinità psicopompa, in grado di viaggiare liberamente tra il
mondo degli uomini, quello degli Dei ed il regno dei Morti. Spesso è raffigurata
con delle torce in mano, proprio per questa sua capacità di accompagnare anche i
vivi nel regno dei morti (la Sibilla Cumana, a lei consacrata, traeva da Ecate
la capacità di dare responsi provenienti, appunto, dagli spiriti o dagli Dei).
Dea degli incantesimi e degli spettri, Ecate è raffigurata come triplice
(giovane, adulta/madre e vecchia), ed il numero Tre la rappresenta; le sue
statue venivano poste negli incroci (trivi), a protezione dei viandanti (Ecate
Enodia o Ecate Trioditis).
Le sue figlie erano chiamate empuse.
Le sue origini sono poco note: Esiodo la ritiene figlia del titano Persete e di
Asteria, e quindi è discendente diretta della stirpe titanica. Ma un'altra
tradizione la riconosce come la figlia di Zeus e di una figlia di Eolo, chiamata
Ferea.
Fu Ecate a sentire le grida disperate di Persefone, rapita da Ade presso il Lago
Pergusa, e portata negli Inferi, e fu sempre lei ad avvertire Demetra di quanto
era accaduto.
Ecate veniva anche associata in alcuni casi ai cicli lunari, insieme ad altre
divinità come Selene ed Artemide, a simboleggiare la luna calante.
Nell'iconografia Ecate viene rappresentata spesso con tre corpi o con sembianze
di cane o, accompagnata da cani infernali ululanti in quanto veniva considerata
protettrice dei cani. Un altro animale sacro a tale divinità era la colomba.
La natura di Ecate è bi-sessuata, in quanto possiede in sé entrambi i principi
della generazione, il maschile e il femminile. Per questo motivo viene definita
la fonte della vita e le viene attribuito il potere vitale su tutti gli
elementi.
Hecate, Hekate (Hekátē), o Hekat fu in origine una dea delle terre selvagge e
del parto proveniente dalla Tracia, o dai Cariani dell' Anatolia . I culti
popolari che la veneravano come una dea madre inserirono la sua persona nella
cultura greca . Nell' Alessandria tolemaica essa in ultima analisi ottenne le
sue connotazioni di dea della stregoneria e il suo ruolo di 'Regina degli
Spettri', in queste vesti fu poi trasmessa alla cultura post-rinascimentale.
Oggi è vista spesso come una dea delle arti magiche arti magiche e della Wicca.
È inoltre l'equivalente della Trivia romana
Coronide/Coronis (Sailor Coronis manga):
Coronide è una figura della mitologia greca, era figlia di Flegias, re dei
lapiti.
Secondo il mito, Apollo si innamorò di Coronide mentre ella faceva il bagno in
un lago.I due consumarono la loro passione, poi il dio andò via, lasciando un
corvo a guardia della ragazza.Coronide decise di sposarsi con Ischys, e il
corvo, quando li vide assieme, volò da Apollo per riferire. Quando scoprì che
Coronide era incinta,decise di punire il corvo, tramutandole le piume da bianche
in nere,poiché non aveva allontanato Ischys da Coronide.Artemide uccise Coronide
trafiggendola con un dardo, per vendicare il fratello disonorato. Apollo, però,
decise di salvare il piccolo che Coronide aveva in grembo, e chiese ad Ermes di
prenderlo dal corpo della madre. Apollo decise di dare al piccolo il nome di
Asclepio.
Leto/Lethe (Sailor Lethe manga): Nella
mitologia greca, Leto (per i romani Latona), figlia del Titano Ceo e di Febe,
era la madre di Artemide e di Apollo. Secondo i primi mitografi,era la donna di
Zeus prima che quest'ultimo sposasse Era ed Omero ce
la mostra come amica dei troiani durante la guerra omonima, così come lo è stato
suo figlio Apollo. Leto, secondo alcuni studiosi, diventò una delle molte amanti
di Zeus, che la mise incinta di due i gemelli a Didimo,presso Mileto, incorrendo
nella rabbia di Era. Quest'ultima proibì alla terra di accogliere la partoriente
tranne che in un luogo ove non fosse mai giunta la luce del Sole. Leto errò
dunque fino a trovare un'isola che,fluttuante tra la terra ed il mare, non
incorresse nella maledizione di Era e ne trovò una galleggiante e sterile
chiamata Ortigia (o Asteria) che accettò di accoglierla e che ebbe come
ricompensa il più famoso santuario dell'antichità, dedicato ad Apollo. Leto vi
generò, ai piedi del monte Cinto, Artemide ed Apollo. Zeus fissò, con quattro
colonne, l'isola al fondo del mare e la resa visibile. L'isola prese il nome di
Delo (in greco "visibile, manifesto"). Dopo avere partorito i due bambini, Leto
si recò in Licia ed un giorno decise di fare il bagno ai suoi figli nello
Xanthos. Ma, in funzione dell'ordine di Era, i contadini del luogo vennero ad
agitarne le acque per impedirlo. A causa di quest’eccesso, la dea li fece
cacciare dai lupi e, quindi, li trasformò in rane.I suoi due bambini
conservarono, dunque, un profondo amore filiale. Apollo uccise l'enorme serpente
Python che aveva perseguitato sua madre durante la gravidanza e massacrò,
assieme a sua sorella Artemide, quasi tutti i bambini di Niobé per avere osato
compararsi alla loro madre. Leto e la nascita dei due gemelli era festeggiata a
Delo il 6 ed il 7 di Targelione. Il suo culto era anche celebrato ad Argos.Il
santuario di principale Leto, chiamato Letoon, a volte latinizzato in Letoum, si
trovava presso Xanthos, e fu uno dei principali centri religiosi della Licia,
regione dell'Anatolia.Leto, con Era, presiedeva alla nascita degli umani, le cui
madri, nelle loro angosce e le loro sofferenze, gli inviavano invocazioni.
Mnemosine/Mnemosyne (Sailor Mnemosyne
manga): Mnemosine (avolte confusa con Mneme o paragonata con Memoria) era la
personificazionedella memoria nella mitologia Greca.Questa titana era la figlia
di Gaia e Urano e madre
delle muse con Zeus.
Zeus e Menemosine dormirono insieme per 9 notti consecutive creando quindi le 9
muse. Mnemosine presiedeva ance una pozza d'acqua nell'Ade,omologo al fiume
Leto.
Le anime dei morti bevevano da Lethe così loro non avrebbero ricordato le loro
vite passate quando si sarebbero reincarnati.Inizialmente erano incoraggiati a
bere dal fiume Mnemosine quando morivano al posto di Leto.
Si ringrazia Angeldany per queste informazioni.